L’irripetibilità del territorio è la matrice che ispira e guida l’ampliamento di Château de Beaucastel, storica tenuta vinicola nel sud della Francia. Siamo nel Vigneto della Valle del Rodano, nella regione Côtes du Rhône, all’interno di una cantina nota per la produzione di vini biodinamici e condotta dalla stessa famiglia da più di cinque generazioni. L'intervento di Studio Mumbai e Studio Méditerranée nasce dalla volontà di estendere la proprietà attraverso un’architettura pensata per essere tramandata nel tempo: la tenuta si arricchisce di nuove cantine e di una cisterna sotterranea capace di dialogare in modo virtuoso con il clima locale.
Come il concetto di terroir lega indissolubilmente il vino alla sua origine geografica, così l’ampliamento prende forma a partire dalle specificità del sito, dalla composizione del terreno al clima, fino alle capacità artigianali locali. Un ampio scavo in loco ha prodotto 25.000 m³ di terra, ghiaia e sabbia, mentre la demolizione di strutture preesistenti ha restituito tegole, pietre e ghiaia frantumata. Questi materiali di scarto, riutilizzati come materie prime e reintegrati nel processo costruttivo, diventano terra cruda, calcestruzzo, malta, intonaco: un lessico che forgia un edificio percepito come estensione naturale del suolo.

Una simile continuità trova espressione negli interni, dove le cromie terrose – selezionate a partire dalle tonalità del terreno stesso insieme all’artista del colore Muirne Kate Dineen – dipingono ambienti tattili e profondamente materici. Le travi che incorniciano il portale della sala principale provengono da vecchi fienili; gli arredi essenziali, spesso artigianali, rivelano un forte radicamento nel saper fare locale. Tavoli in frassino e in pietra, tappeti in seta e poltrone in lino dialogano con le lampade in alabastro che diffondono una luce tenue e scultorea. Le atmosfere degli interni, rigorose e contemplative, sembrano custodire e rivelare silenziosamente l’eredità del luogo. Le soglie tra interno ed esterno incorniciano il paesaggio; alcune finestre, lasciate volutamente prive di vetri, si fanno manifesto di una visione progettuale che interpreta natura e artificio, esistente e costruito, come interlocutori di un dialogo fertile e continuo.
Il clima della regione è concepito come ulteriore, preziosa materia progettuale, ispirando la costruzione di torri del vento simili ai badghir persiani: il maestrale che soffia puntuale da nord-ovest, attraverso sistemi di raffrescamento naturale, introduce nell’edificio una temperatura stabile attorno ai quindici gradi e mantiene un’umidità ottimale per la maturazione del vino. La cisterna sotterranea, che modula passivamente l’aria in questo processo, funziona anche come serbatoio per la vinificazione e per la raccolta dell’acqua piovana. Similmente, le pareti in terra cruda e calcestruzzo agiscono come dispositivi termici, assorbendo e rilasciando gradualmente energia. Superfici e materiali sono scelti per la loro durabilità, pensati per invecchiare con grazia, secondo un principio di continuità che attraversa l’intero progetto. In questo modo l’intervento fa propria un’idea di trasformazione: la tenuta è uno spazio in cui l’uva diventa vino, il suolo struttura, e la memoria del territorio diventa parte del presente e del futuro di questo luogo.
Luogo: Courthézon, Francia
Committente: Famiglia Perrin
Completamento: 2025
Superficie lorda: 7.400 m2
Progetto architettonico e degli interni: Studio Mumbai, Studio Méditerranée
Appaltatore principale: CARI Fayat
Consulenti
Strutture: Batiserf
Progettazione elettrica, HVAC: Ingerop
Controllo tecnico: APAVE Sudeurope
Paesaggio: Tom Stuart Smith
Fotografie: Iwan Baan, Michael Falgren
Tutte le immagini courtesy Studio Mumbai, Studio Méditerranée
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